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20 Mag 2020

Aziende vulnerabili: chi risentirà di più dal COVID19

Aziende vulnerabili: chi risentirà di più dal COVID19 

Per tutte le aziende che hanno dovuto chiudere i battenti in seguito alle restrizioni per l’emergenza Covid19, la diminuzione dei ricavi comporterà inevitabilmente una rivalutazione dei budget e delle previsioni per il 2020. I mancati ricavi già registrati per la chiusura e la riduzione dei volumi di lavoro che si prospetta con le riaperture condizionate, non farà certo bene alla redditività aziendale. Anzi da più parti, pare ci sia il timore che i bassi volumi di lavoro non permetteranno la normale sostenibilità dei costi di funzionamento e strutturali dei livelli pre-crisi.

Le misure di sicurezza, fatte soprattutto di distanze minime da rispettare e limitazione degli accessi nei locali aperti al pubblico, inevitabilmente si ripercuoteranno sulla produttività aziendale oltre che sulle modalità di produzione ed erogazione di beni e servizi. Se per il personale in esubero potrebbe pensarci la cassa integrazione, per tutti gli altri costi, strutturali e di funzionamento, la situazione non sembrerebbe affatto rosea.

Come sappiamo, tutte le aziende presentano una struttura di costi composta da costi di natura variabile (prevalentemente di funzionamento) e costi di natura fissa (costi strutturali). Se i costi variabili come il materiale di uso e consumo, i prodotti, le materie prime, ecc. sono legati alle vendite e pertanto una variazione negativa del fatturato o dei corrispettivi non comporta alcun onere per l’azienda, stessa cosa non potrà dirsi per i costi fissi e strutturali, come i fitti passivi, il personale amministrativo, gli ammortamenti e le spese generali in genere, che dovranno essere sopportati economicamente nonostante la riduzione delle vendite. Anzi, proprio le aziende con una struttura di costi rigida, per via degli alti costi fissi rispetto ai costi variabili, sono quelle aziende che risentiranno, più delle atre, il contraccolpo sui bilanci al 31 dicembre. Se nei momenti di regolarità produttiva gli alti costi strutturali permettono una marcia in più alle aziende per via della leva operativa esercitata sul reddito, l’opposto succede nei momenti di crisi in cui il vantaggio competitivo si trasforma in un vero è proprio macigno di difficile gestione. Mi limito nella trattazione dell’argomento ai soli aspetti di natura economica, senza voler toccare le conseguenze di natura finanziaria che nella maggior parte dei casi accompagnano gli investimenti strutturali con esposizioni debitorie spesso vincolate da garanzie personali importanti.

 

 

L’attuale crisi economica da COVID19, ma soprattutto la situazione di incertezza in che si è venuta a creare per via di mercati turbolenti e legislazioni poco chiare, deve farci riflettere su quanto gli alti costi fissi possono rendere le nostre aziende vulnerabili. Una gestione più oculata rispetto a tutto quello che sta succedendo, non tanto per i problemi economici causati dal coronavirus, che ci ha letteralmente travolto nel giro di un mese, ma già da qualche anno più o meno tutti i settori vivono di alti e bassi. Prezzi con andamento “sussultorio” per il livello di consumi
imprevedibili, l’aumento della competizione nei mercati e le sempre più marcate esigenze di clienti alla ricerca del “su misura” (taylor made), ci deve far riflettere come imprenditori che i tempi dei grossi investimenti e tutte le strategie rivolte alla ricerca delle economie di scala, hanno lasciato ormai il passo verso modalità di fare impresa più veloce e soprattutto volta alla massimizzazione di risultati economici di breve periodo. Per continuare a rendere competitive le nostre imprese e soprattutto meno vulnerabili alla turbolenza de i mercati bisogna incentivare strumenti che permettono la variabilizzazione dei costi.

 

Se stanno prendono piede settori con modelli di business fondati sulla “sharing economy”, “pay per use” o sul “long-term renting” significa che sempre più aziende stanno rivalutando il proprio modo di produrre privilegiando l’utilizzo all’acquisizione vera e propria dei fattori produttivi. Outsourcing nella logistica, nella gestione dei materiali, oltre alle flotte di auto aziendali anche i pc e le infrastrutture informatiche ormai si possono trovare in modalità full cost-renting.
L’utilizzo di contratti di outsourcing rispetto all’assunzione di personale e all’acquisizione di attrezzature e impianti produttivi comporta una riduzione dei costi fissi nel breve termine permettendo alle aziende di essere meno rigide e meno vulnerabili alle turbolenze dei mercati.

E’ vero che nel lungo periodo tutti i costi sono destinati a diventare variabili ma è pur vero, come diceva John Maynard Keynes che “nel lungo temine saremo tutti morti” (in the long run we’re all dead). Lo stesso Aristotele già nel 384-322 c.C. diceva che “..vi è più valore nell’uso che nel possesso”.

Per chi volesse approfondire il calcolo dei punto di pareggio o capire come valutare la sostenibilità economica della propria azienda ai tempi del coronavirus lo potrà fare attraverso la partecipazione ai nostri webinar o ai nostri corsi teorico partici erogati in modalità e-learning che toverete sul nostro sito internet www.innovaimprese.com o sulla nostra pagina Facebook.

Il nuovo mantra: #ripartiamobene

Alfonso Panzetta

 

Alfonso Panzetta, commercialista, formatore, consulente e fondatore di Innova.Imprese, Cedfor e Scuola d’Impresa per Confartigianato, dopo aver maturato una significativa esperienza nell’ambito della consulenza sulle Micro e PMI sui temi del marketing, delle vendite e della consulenza manageriale si è specializzato in Business Innovation Managing al MIP la Business School del Politecnico di Milano. Oggi più che mai impegnato sui temi dell’innovazione all’interno del sistema Confartigianato. In particolare su come l’innovazione può diventare determinante per la crescita delle piccole e medie imprese.

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