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4 Set 2020

Se cambia il mestiere dell’imprenditore, devono cambiare anche le sue abilità

Il mestiere dell’imprenditore è stato sempre quello di trovare soluzioni ai diversi problemi che ogni giorno si presentano in azienda. Problemi, che solitamente aumentano man mano che le aziende crescono e che riescono ad attenuarsi nel momento in cui si raggiungono determinati equilibri. Equilibrio dimensionale rispetto al mercato servito. Equilibrio in termini di conoscenze rispetto alle capacità delle risorse umane presenti in azienda, E non meno importante, l’equilibrio economico e finanziario rispetto agli
investimenti realizzati ed ai risultati attesi.

Come l’abile problem solver riesce a trovare la soluzione per completare i sei quadranti nel cubo di Rubik e continua imperterrito ad affinare lo schema per riuscirci in meno tempo possibile, così gli imprenditori “capaci” riescono a cogliere le sfide del mercato mettendo a disposizione prodotti e i servizi sempre più efficienti in termini di risorse utilizzate ed efficaci in base alle rinnovate esigenze dei clienti

 

 

 

Dall’abilità imprenditoriale alle competenze manageriali

In periodi tranquilli, in cui tutti i business potevano essere pianificati e realizzati in tempi abbondantemente lunghi rispetto al rientro degli investimenti, l’abilità imprenditoriale consisteva nel saper interpretare i trend e raccogliere opportunità di business dalla vivacità dei mercati. In questo modo tanti imprenditori sono riusciti a far crescere la propria azienda e a strutturarla.

Nell’era della globalizzazione interconnessa, la tranquillità ha lasciato spazio alla rapidità e alla complessità. Gli imprenditori “capaci”, a capo di piccole e medie imprese, per continuare a competere, emulando le aziende leader di mercato, hanno pensato bene di accrescere le competenze manageriali a tutti i livelli. In questa fase, tanti piccoli imprenditori che hanno investito il loro tempo nel comprendere e nel mettere in pratica le potenzialità della trasformazione digitale, attuato politiche di marketing e comunicazione e implementato sistemi di controllo di gestione e finanza, sono riusciti non solo ad interpretare la complessità, ma anche a riorganizzare la propria azienda e preservare il vantaggio competitivo sul mercato.

Tutto questo sino al 2020, anno in cui l’emergenza pandemica ha prodotto un forte impatto destabilizzante sull’economia mondiale.

La capacità di contenere il rischio imprenditoriale ha sempre fatto parte del bagaglio di competenze degli imprenditori, ma riuscire a trovare soluzioni in un contesto in così rapida evoluzione e con un così alto livello di incertezza rimette fortemente in discussione tutte le logiche che hanno in qualche modo prodotto risultati sino al 2019.

Prendendo come riferimento i vari report sull’economia italiana che in questo periodo vengono pubblicati, dai dati macroeconomici emerge una situazione situazione totalmente diversa rispetto al periodo precovid. Settori in forte crescita, come l’alimentare, che in molti casi ha dovuto rivedere il proprio modello di business e settori ancora fortemente penalizzati, come quello dell’abbigliamento, del turismo e dei consumi fuori casa su cui ancora si sta cercando una soluzione.

Va ribadito che il periodo di lockdown ha prodotto un repentino cambiamento nelle abitudini e nei comportamenti di tante persone e questo inevitabilmente ha prodotto un impatto sulla quantità e sulla qualità dei consumi e pertanto sul fatturato delle aziende.

Gli imprenditori, oggi devono essere capaci di trovare nuove soluzioni a nuovi problemi.

In un contesto economico instabile, dove l’unica certezza è la precarietà, ancora una volta il mestiere dell’imprenditore viene messo in discussione. Per essere capaci di trovare soluzioni a nuovi problemi, gli imprenditori, all’interno delle proprie imprese, devono imparare a ragionare come si ragiona all’interno di una startup. Come gli sturtupper di successo, gli imprenditori “innovatori” non hanno paura dell’ignoto, anzi il più delle volte le sfide più difficili si trasformano in quelle più apprezzate dal pubblico. Elon Musk ha dimostrato, come nonostante gli insuccessi e i continui fallimenti, sia riuscito a far diventare la sua Tesla un oggetto di desiderio per molti. Ma pochi sanno dello sforzo profuso per comprendere lo sviluppo della tecnologia, definire il design per individuare nuove utilità, riuscire a trovare capitali sui mercati finanziari alternativi rispetto alle banche e quant’altro necessario per raggiungere il successo.

Si apre quindi un nuovo capitolo nell’ambito delle competenze imprenditoriali, da quelle prettamente gestionali e manageriali ai nuovi skills funzionali nel riuscire ad innovare il proprio modello di business e/o individuare nuovi prodotti/servizi per nuovi mercati. L’alta formazione e l’interazione, attraverso il confronto con altri imprenditori, può rappresentare una valida alternative per ridisegnare il futuro della propria azienda. Per mettere nelle condizioni gli imprenditori a ridisegnare il futuro della propria azienda, innovaimprese.com ha definito Starter Impresa 4.0, un percorso teorico-pratico funzionale nel rinnovare le proprie competenze, riprogettare il proprio modello di business e a supportare l’imprenditore e la propria organizzazione nella realizzazione attraverso la gestione del cambiamento organizzativo (change management).

Se sei alla ricerca di nuove soluzioni a nuovi problemi, ripartire dalle proprie abilità può aiutare a vivere meglio.

Ricordando un mantra sempre attuale: #Formarsi per non fermarsi

 

Alfonso Panzetta

 

Alfonso Panzetta, commercialista, formatore, consulente e fondatore di Innova.Imprese, Cedfor e Scuola d’Impresa per Confartigianato, dopo aver maturato una significativa esperienza nell’ambito della consulenza sulle Micro e PMI sui temi del marketing, delle vendite e della consulenza manageriale si è specializzato in Business Innovation Managing al MIP la Business School del Politecnico di Milano. Oggi più che mai impegnato sui temi dell’innovazione all’interno del sistema Confartigianato. In particolare su come l’innovazione può diventare determinante per la crescita delle piccole e medie imprese.

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